

di Antonio Maglietta - 3 novembre 2007
Il famoso protocollo sul welfare, sottoscritto tra governo e parti sociali il 23 luglio scorso, è stato finalmente tradotto in un disegno di legge (A.C. 3178) ed assegnato, in sede referente, alla commissione Lavoro della Camera, prima di approdare in Aula per il voto, per poi essere successivamente trasmesso al Senato. Nel testo del disegno di legge ci sono le note questioni sugli scalini previdenziali, che dovrebbero sostituire lo scalone Maroni per la modica cifra di 10 miliardi di euro, e il provvedimento che prevede che se il rapporto di lavoro tra lo stesso lavoratore e lo stesso datore di lavoro superi la durata complessiva di 36 mesi, per effetto di successione di contratti a termine, e compresi proroghe e rinnovi, lo stesso si dovrà considerare a tempo indeterminato. A tal riguardo è prevista un'eccezione qualora la stipula avvenga, per una sola volta, presso la competente Direzione provinciale del lavoro e con l'assistenza di un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale cui il lavoratore sia iscritto o conferisca mandato. Un vero e proprio regalo ai sindacati confederali visto che lo stesso ruolo di assistenza al lavoratore, in teoria, potrebbe essere rivestito anche da avvocati e consulenti del lavoro, che certo non hanno una sensibilità minore, rispetto ai sindacalisti, sul tema della difesa degli interessi dei lavoratori. A voler pensare male, si potrebbe scorgere nel provvedimento una sorta di aiuto governativo ai sindacati sul versante della fidelizzazione dei giovani lavoratori, i più riottosi, a ragione, a farsi la tessera sindacale. Basterebbe pensare alla questione previdenziale per capire i motivi della disaffezione, con i sindacati che difendono a spada tratta un meccanismo che vede i giovani lavoratori, inseriti nel sistema contributivo, pagare la pensione di chi è in quello retributivo, senza avere la sicurezza di avere un trattamento pensionistico decente.
Secondo i dati forniti dall'Eurobarometro (si veda il grafico), l'età media dei lavoratori italiani iscritti al sindacato è la più alta in Europa: quarantaquattro anni, ben quattro in più della media europea. 
Inoltre, quasi il 50 per cento degli iscritti non è un lavoratore, mentre in Francia e Germania, la percentuale è del 20 per cento (dato tratto da Tito Boeri, Agar Brugiavini e Lars Calmfors, The Role of Unions in the Twenty-first Century, Oxford, 2001). Molti iscritti al sindacato, quindi, o sono lavoratori anziani o sono già in pensione. Alla luce di questi dati l'operazione «fonte della giovinezza» sarebbe una vera e propria manna dal cielo per i vecchi sindacati confederali: da Villa Arzilla a Gardaland. Abbiamo visto quindi che i sindacati, grazie all'aiuto del governo, potranno ringiovanire, avere più tessere e quindi ritrovare il sorriso.
Chi piange? Un po' tutti gli altri, ma secondo l'area comunista del centrosinistra a piangere dovrebbero essere i famigerati ricchi (che poi nessuno ha ancora capito a quale livello di reddito considerino una persona ricca). Detto, fatto. L'articolo 5 prevede che, per il solo anno 2008, ai trattamenti pensionistici, complessivamente superiori otto volte al trattamento minimo Inps, non sia concessa la rivalutazione automatica delle pensioni. Inoltre, sempre per il solo anno 2008, tale limite (8 volte il trattamento minimo Inps) è imposto, in generale, anche alla sommatoria del trattamento pensionistico con la rivalutazione automatica. E' un provvedimento di chiara matrice illiberale, inutile sotto il profilo del contenimento della spesa pubblica e, soprattutto, incostituzionale perché palesemente in contrasto con la previsione dell'articolo 3 della Costituzione («Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese»).
Il concetto da tenere in considerazione è che, secondo la Carta Costituzionale, tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge senza distinzione di condizioni personali e sociali. La rivalutazione economica delle pensioni non è un atto discrezionale, ma un automatismo, e non rientra neanche nella previsione dell'art. 53 della Costituzione («Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività») che rappresenta, per certi versi, il limite del Legislatore nelle politiche attive di redistribuzione del reddito. Ma cosa è l'articolo 3 della Costituzione dinanzi alle richieste dei partiti dell'area comunista del centrosinistra che chiedono che anche i ricchi piangano, anziché pensare a come dare ai poveri la possibilità di essere ricchi? Nulla, carta straccia. La Costituzione viene citata, e male, solo quando serve, a proprio uso e consumo.
Antonio Maglietta
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sabato 3 novembre 2007
Protocollo sul welfare: ancora privilegi per i sindacati
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martedì 16 ottobre 2007
Prodi tradisce i sindacati

di Antonio Maglietta - 16 ottobre 2007
Romano Prodi ha deciso di tradire i sindacati confederali. A chi gli chiedeva, nei giorni scorsi, se alla fine avrebbe ceduto alle richieste dei massimalisti del centrosinistra sulle modifiche al protocollo sul welfare, rispondeva serafico: «Pacta sunt servanda». Nonostante queste dichiarazioni, il governo ha deciso di modificare unilateralmente parte del contenuto dell'accordo. E non si tratta certo di modifiche di poco conto, come sta cercando di far credere certa stampa «amica»: è saltato il tetto numerico sui lavori usuranti e, soprattutto, viene irrigidito il contratto a termine, per cui, a differenza della prima versione, sarà possibile un solo rinnovo a termine dopo 36 mesi. Certamente si tratta di un vero e proprio schiaffo dato a tutti quelli che avevano appoggiato politicamente il protocollo così com'era. Il ceffone ha colpito soprattutto i sindacati confederali, che avevano sottoscritto quel testo d'intesa ed avevano messo in gioco la loro stessa credibilità per difenderlo a spada tratta.
Dopo aver vinto con percentuali bulgare il referendum tra i lavoratori, i confederali si aspettavano che l'accordo fosse recepito, senza troppi traumi, anche dal Consiglio dei ministri, e quindi tradotto da subito in disegno di legge da presentare in Parlamento (con tutta probabilità alla Camera). Invece no, è successa la cosa che più temevano i leaders della «Triplice»: il sindacato è stato scavalcato a sinistra, con l'aggravante che questo è avvenuto per opera di due partiti della coalizione che sostiene il governo: Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani. La conseguenza palese è che i sindacati confederali sono stati delegittimati dai partiti della sinistra massimalista, ma anche dallo stesso Prodi, sotto due aspetti: nel ruolo di difensori degli interessi di tutti i lavoratori e nel titolo di rappresentanti di questi stessi interessi.
A questo punto un lavoratore con simpatie a sinistra potrebbe benissimo pensare che il sindacato sia inutile, o che tratti con la logica del «governo amico», o alla meglio sia inefficiente, perché non è riuscito a strappare un accordo migliore, come invece hanno dimostrato benissimo che si poteva fare i partiti di Franco Giordano e Oliviero Diliberto. E che cosa penserà a questo punto Epifani, leader della Cgil, colui che più si è esposto e più ha rischiato su questa vicenda e per difendere l'accordo (e lo stesso governo Prodi) ha dovuto subire gli strali dei contestatori e la storica spaccatura politica all'interno della sua confederazione da parte della Fiom?
Non è da meno la ripercussione del tradimento di Prodi sul tema della rappresentanza dei sindacati confederali, sulla quale in Italia si dovrebbe fare una profonda riflessione. Oggi la «Triplice», anche alla luce degli ultimi eventi, è davvero rappresentativa degli interessi dei lavoratori attivi, oppure lo è solo dei pensionati, vista anche la composizione dei suoi iscritti? A questo punto è giusto che i sindacati confederali siedano al tavolo delle trattative con il governo, parlando a nome di categorie che non rappresentano, come ad esempio i giovani lavoratori? E se al governo non è bastato il voto quasi plebiscitario dei lavoratori sindacalizzati per legittimare politicamente il protocollo sul welfare, allora che senso ha avuto indire una consultazione referendaria come quella dei giorni scorsi?
Tutto questo, ovviamente, dà per scontato il fatto che un esecutivo serio e degno di questo nome, una volta sottoscritti degli accordi, alla fine cerchi di rispettarli a tutti i costi. Tuttavia, in quest'anno e mezzo di governo di centrosinistra si è promesso, anche solennemente, tutto ed il contrario di tutto per poi fare nulla, o alla meglio la cosa peggiore. Quindi l'ultimo voltafaccia, benché molto grave nell'ottica dei rapporti con le parti sociali, non fa altro che cristallizzare l'assoluta mancanza di credibilità di ci sta governando. Perciò la vera novità non è il tradimento dei patti sottoscritti e la mancanza di credibilità del governo; quella semmai è una conferma. La novità, invece, è che i leaders del centrosinistra, Prodi in testa, pur di restare attaccati alle poltrone non guardano in faccia neanche gli (ex?) amici della «Triplice». Forse dalle parti di Palazzo Chigi, incuranti del fatto che la vicenda rappresenti un colpo mortale alla credibilità degli stessi sindacati confederali, avranno pensato: «Mors tua, vita mea».
Antonio Maglietta
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lunedì 15 ottobre 2007
Welfare, Bonanni sbotta: "Modifiche oppure sarà un autunno caldo"

di Redazione - lunedì 15 ottobre 2007
Roma - Nessun "cedimento". A nessuna delle componenti della maggioranza. La presa di posizione del premier Romano Prodi, che spiega in una lettera i ritocchi al protocollo sul Welfare, è netta. Per il premier chi parla di "cedimenti e prezzi pagati", fa delle analisi "faziose". Secondo Prodi invece "le critiche non tengono semplicemente conto del fatto che il governo ha dovuto compiere un lavoro complesso per tradurre un accordo politico in un disegno di legge, formulato nel rispetto delle esigenze della formula legislativa e sempre tenendo presenti le doverose coperture finanziarie". Per il premier il governo "non poteva non tener conto di adattamenti richiesti dagli uffici legislativi. Si tratta, e non mi stancherò mai di ripeterlo, di variazioni marginali rispetto a un impianto corposo di un disegno di legge, che una volta approvato dalle Camere, migliorerà decisamente le politiche del lavoro di questo paese". Infine il premier risponde alle critiche delle parti sociali: "Le incontremo al più presto, spero domani stesso, per esaminare uno per uno i punti controversi".
Incontri I leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti vedono oggi a pranzo il premier Romano Prodi per cominciare a discutere le modifiche al protocollo sul welfare decise venerdì dal consiglio dei ministri. Questa mattina, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha già incontrato il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta. Non è ancora confermata, invece, la riunione tra i vertici dell’associazione di viale dell’Astronomia e il presidente del Consiglio, che potrebbe tenersi stasera.
Mussi: ridiscutere alcuni punti "Ho visto che Confindustria si è arrabbiata per le modifiche sui contratti a tempo determinato. Viviamo in un paese in cui le forme di lavoro temporaneo sono così tante che Confindustria non dovrebbe lamentarsi troppo". Dice il ministro per l’Università, Fabio Mussi. "Mi era sembrato di cogliere - ha aggiunto Mussi, che partecipa all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Torino - qualche miglioramento rispetto al protocollo sul precariato e sui lavori usuranti. Vedo che i sindacati hanno notato che nella parte sulle pensioni c’è un arretramento, in tal caso bisogna fare quelle correzioni che eventualmente risolvano la questione".
Bonanni: non si tocca "O si riattaccano i pezzi del vaso rotto o si apre un autunno davvero caldo, e sarà la Cisl ad indicare la possibilità di arrivare al punto di mettere fuoco sulle vicende sindacali". Lo ha affermato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, parlando dell’accordo sul welfare. "È davvero sgradevole, ad ore dal risultato elettorale - ha proseguito Bonanni - che il governo parli di piccole modifiche. Sono 15 importanti modifiche e riguardano questioni importanti dell’accordo. Non è possibile che a poche ore dall’accordo ci siano modifiche così vistose. Uno sberleffo, uno schiaffo in pieno viso al sindacato e ai lavoratori, quasi che taluni, di fronte al successo della consultazione, alla fine ritengano: chi comanda siamo noi e l’accordo lo modifichiamo come a noi piace. Non ho mai visto una cosa del genere e tanta insipienza - ha detto ancora il leader della Cisl - come se in quel consiglio dei ministri si fosse detto: a noi di quello che dicono questi del sindacato non ce ne frega niente". "In ossequio ai problemi di maggioranza - ha sostenuto Bonanni - si scavalcano sindacati, lavoratori, consultazione, parola data. È veramente grave, ed è inutile che Prodi minimizzi. Deve finire questa storia che, oltre al sindacato, ci sono tutori del mondo del lavoro e ci sono alcuni che hanno la specializzazione, anzi il tutoraggio da esercitare sul mondo del lavoro, al punto che sono l’ultimo termine di verifica che decide se le cose vanno bene o vanno male a scavalco del sindacato. La Cisl non ci sta, e non ci stanno neanche Cgil e Uil".
Confindustria: punti da rivedere "Sono temi estremamente seri, come Confindustria abbiamo dichiarato disappunto per quanto sta avvenendo. Mi auguro che si possa ritornare allo spirito e ai contenuti dell’accordo". Lo ha detto Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli, delle modifiche apportare al protocollo di luglio sul welfare. "Era già stato fatto uno sforzo - ha aggiunto Tronchetti - per arrivare a un punto di equilibrio. Quando si raggiunge un punto di equilibrio e poi ci si ritrova ulteriori forzature questo interessa tutto il mondo delle imprese. Le variazioni non sono marginali".
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lunedì 8 ottobre 2007
Referendum sul welfare. Rizzo: "Ho le prove di brogli"

di Redazione - lunedì 08 ottobre 2007
Roma – Ha preso il via il referendum sull’accordo tra governo e parti sociali sul welfare del 23 luglio. I seggi aperti in tutto il Paese sono più di 30mila e, nelle previsioni, dovrebbero votare almeno cinque milioni di lavoratori dipendenti, pensionati e precari. Si voterà fino alle 14 di mercoledì prossimo: risultati attesi per venerdì. Intanto, però, le polemiche non mancano. Ad accendere la miccia è l'esponente del Pdci Marco Rizzo, che parla di brogli.
Rizzo: "Nessun controllo in tanti seggi" Rizzo critica le modalità di voto del referendum, mettendo in guardia da una possibile manipolazione a favore del sì: "Ho prova - spiega in una nota - di troppi episodi in cui è stato possibile votare in più seggi, senza esibire documento alcuno e senza registrare il proprio nome. Li renderò senz’altro noti a breve, a dimostrazione che si vota senza alcun controllo in tanti seggi territoriali".
E' scontro nella maggioranza In seno alla maggioranza, intanto, si sta consumando uno scontro durissimo intorno al nodo Welfare. Il ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta si dice “fiduciosa che prevarrà il buon senso e la volontà di innovazione tra i lavoratori”. Per Migliore (Prc), al di là del risultato, l’accordo deve essere cambiato: o in consiglio dei ministri o in parlamento. Ma il ministro dell’Università Mussi avverte: senza modifiche, in Cdm voto no. Ottimista anche Dario Franceschini: “Penso che sia buona volontà da parte di tutto - ha proseguito Franceschini - e come è avvenuto in questo anno e mezzo si trovi un’intesa che serva al paese”. “Tutto è migliorabile, ma è un buon accordo”, fa eco il ministro della Famiglia, Rosy Bindi. Solo “un dibattito paradossale”, invece, per Daniele Capezzone, presidente della Commissione attività produttive della Camera. E mentre la Cdl attacca la maggioranza,m mentre Confindustria ribadisce: "Il governo difenda il protocollo così com'è".
Prodi: "Spero vinca il sì" Sul protocollo del welfare "finché vengono segnali di distensione - dichiara Romano Prodi - la mia valutazione è ottima. Ho sempre pensato che si potesse e dovesse trovare un’intesa dopo la firma del protocollo, quindi lo continuo a pensare, indipendentemente dalle notizie che arrivano dall’Italia". Sul referendum dei lavoratori "spero - ha aggiunto - in un risultato positivo proprio perché la posizione dei lavoratori è stata definita un fatto importante e io credo che sia un fatto importante".
Mussi: “Sì alle modifiche, così com’è io non lo voto” “Secondo me vincerà il sì con una certa quantità di no” ha affermato il ministro Fabio Mussi, che ha sottolineato la necessità di superare “certe ruggini. Questo vuol dire che non si può stravolgere completamente il protocollo, ma non è una bestemmia qualche correzione migliorativa a favore dei lavoratori.. C’è una parte del governo - ha detto il ministro - che pensa che ciò sia necessario: il ministro Damiano, ad esempio, ha aperto ed anche Padoa-Schioppa non ha chiuso. Insomma credo che c’è una riflessione in corso”. Il protocollo, ha concluso Mussi, “è uno strumento e dobbiamo tradurlo in legge; nel momento in cui lo si fa, certe ruggini possono essere pulite”.
Migliore: “L’accordo va cambiato” Il protocollo sul welfare “va cambiato” e per questo “è indifferente” che ciò venga fatto “in Consiglio dei ministri o in parlamento”. Lo dice il capogruppo del Prc alla Camera, Gennaro Migliore. “Le nostre proposte di modifica sono giuste per affrontare i problemi - ha aggiunto - credo che potranno essere apprezzate dai nostri alleati, a parte qualche frangia di estremisti di centro”.
Urso: “Resa dei conti a sinistra” "La sinistra ha trasformato il referendum in una resa dei conti tra bolscevici e riformisti, una sorta di ottobre rosso che farà saltare il Governo”. E quanto ha sottolineato Adolfo Urso (An) secondo cui “il sindacato dovrebbe ribellarsi a questa evidente strumentalizzazione invece di apparire strumento e terreno di contesa. Dal canto nostro in parlamento faremo comunque le barricate per evitare ulteriori danni e cedimenti".
Brunetta: “Seguire il modello svedese” Il vicepresidente di Forza Italia, comparando il sistema svedese a quello italiano, propone “l’eliminazione della duplicazione dei servizi che caratterizza il nostro sistema statale con cattiva coscienza. Il cittadino deve sopperire a sue spese alle lacune che registrano le strutture statali. Inoltre ha aggiunto Brunetta - le protezioni sociali nel nostro Paese sono troppo costose per il servizio scadente che viene fornito".
Bonanni: "L'accordo non si tocca" Il protocollo del welfare non può essere modificato e la politica "deve stare lontana dal mondo del lavoro nell’interesse dei lavoratori". Ad affermarlo è il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, a margine di un’audizione in Senato, sottolineando che l’affluenza al referendum "va bene" e la "stragrande maggioranza della gente accetta l’accordo e lo sostiene".
Epifani: "Ci sono buoni segni di affluenza" E' soddisfatto per la partecipazione alla consultazione sul protocollo del welfare il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. "L’importante - ha aggiunto - è che ci sia una partecipazione alta, convinta, un voto consapevole: è una bella giornata per i lavoratori, per il sindacato e per il Paese".
Angeletti: "L'accordo cambia solo chi l'ha firmato" "L’accordo può sicuramente essere cambiato, ma da chi l’ha sottoscritto" ha detto il leader della Uil, Luigi Angeletti, ai microfoni di SkyTg24. "Se il governo, al proprio interno, fa un’altra trattativa per modificare questo accordo - ha detto il sindacalista - vuol dire che è assolutamente inaffidabile. Credo - conclude - che se la maggioranza delle persone va a votare facendo queste valutazioni c’è da essere ottimisti circa il risultato".
Confindustria: "Il governo difenda il protocollo" Il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, a margine dell’audizione sulla Finanziaria in corso al Senato ha auspicato che il governo presenti in Parlamento il protocollo così come è stato siglato, "e lo difenda così com'è", auspicando anche che sia approvato dai lavoratori. Beretta ha ricordato che il protocollo è parte integrante della manovra con dei contenuti relativi anche alla produttività e competitività: "Ha dei contenuti importanti - ha aggiunto - che completano la legge Biagi sul versante degli ammortizzatori. C’è una parte che riguarda le pensioni, che noi non condividiamo, che ma che abbiamo sottoscritto nella logica di accettare il documento nel suo complesso".
Il ministro Damiano: "No a modifiche" "Il segretario della Uil Luigi Angeletti ha ragione quando dice che al Senato il testo sul welfare potrebbe addirittura essere peggiorato", il ministro del Lavoro Cesare Damiano avverte la sinistra radicale. "E' meglio mantenere la strada tracciata. Suggerisco di non fare cambiamenti radicali perché si rischia di peggiorare la situazione... - aggiunge - anche perché al Senato c’è una maggioranza risicata".
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martedì 2 ottobre 2007
L'altra Casta


di Antonio Maglietta - 2 ottobre 2007
Il centrosinistra, con l'ausilio dei sindacati confederali, sta creando nel mondo del lavoro una vera e propria classe intoccabile e privilegiata: l'impiegato pubblico. Già con la scorsa legge finanziaria il governo aveva deciso di conquistare facili consensi con la pianificazione, almeno sulla carta, di una maxi-sanatoria nel pubblico impiego, che avrebbe permesso di trasformare a tempo indeterminato tutti i contratti flessibili. Le stabilizzazioni promesse furono 350.000 ma, ad oggi, dati alla mano, siamo solo a circa 10.000. Peggio ancora è andata ai lavoratori del settore privato. Per loro, nella Finanziaria 2007, se parliamo di parasubordinati, ci sono state solo stangate contributive e nulla più; aumenti perpetrati, tra l'altro, con la beffa di dover pagare di più per una pensione che i giovani forse neanche vedranno.
Ora, seppur con modalità diverse, l'Unione ha nuovamente discriminato i lavoratori privati. Se la Finanziaria 2008 passerà indenne la prova delle aule parlamentari, nella Pubblica Amministrazione si potrà assumere solo con contratti a tempo indeterminato, salvo alcune eccezioni, tra cui si segnalano: i lavori stagionali, gli infermieri del Servizio Sanitario Nazionale e gli Enti locali non sottoposti al patto di stabilità interno e che comunque abbiano una dotazione organica - o personale in servizio - non superiore alle 15 unità. Un impiegato pubblico, quindi, per legge, potrebbe essere assunto solo a tempo indeterminato, mentre un lavoratore del settore privato, peraltro esposto alla concorrenza nel mercato, sarebbe l'unico a doversi sorbire un contratto flessibile.
La conseguenza lapalissiana è che, prevedendo assurdi privilegi a favore del pubblico impiego, si creano ingiuste discriminazioni e fratture nel mondo del lavoro. Ma questo, al governo, sembra interessare veramente poco. I problemi, dalle parti di Palazzo Chigi e nel centrosinistra, sono altri: in primis come mantenere le poltrone e spartirsi il potere. Senza contare, inoltre, che con queste disposizioni e questo modus operandi si danneggiano le tante figure professionali di eccellenza presenti proprio nella Pubblica Amministrazione, che continuerebbero ad essere valutate e gratificate, senza alcuna scala di merito, tanto quanto i loro colleghi nullafacenti o assenteisti. E' da questo punto che bisogna partire se si vuole realmente inserire qualche meccanismo meritocratico e creare i presupposti per una maggiore vitalità e produttività del settore pubblico.
Viste anche le cospicue somme destinate ai rinnovi contrattuali, viene il sospetto che dietro queste disposizioni governative ci sia, come già sembra essere accaduto la volta scorsa, il sindacato confederale. La Triplice sindacale sembra aver scelto gli impiegati pubblici come nuova classe sociale di riferimento, abbandonando definitivamente la classe operaia al suo destino, oramai poco numerosa e ancora meno rappresentativa nel mondo del lavoro. Segno evidente di questa scollatura tra confederali e operai è anche la recente presa di posizione, all'interno della Cgil, della Fiom, che per la prima volta nella sua storia ha preso ufficialmente una strada diversa rispetto alla casa madre. La bocciatura del protocollo sul welfare da parte delle «tute blu» è, infatti, un chiaro segnale in tal senso. Che cosa faranno da grandi Rinaldini e soprattutto Cremaschi ancora non è dato saperlo, ma è certo che non potranno più rimanere a stretto contatto con chi tratta nei tavoli concertativi con la logica del «governo amico» di centrosinistra, alla faccia degli interessi della collettività dei lavoratori...
A questo punto, diventa legittimo chiedersi se proprio chi dice di difendere i diritti di tutti i lavoratoti possa accettare (o forse addirittura favorire) che nel mondo del lavoro si crei una frattura tra super-privilegiati del pubblico impiego e tartassati del settore privato. Per ora sembra di sì.
Antonio Maglietta
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