
di Gianni Baget Bozzo - giovedì 04 ottobre 2007
La differenza di principio tra il Partito democratico e la sinistra «radicale» si fa più grave non sui temi sociali, ma su quelli degli immigrati e delle sanzioni dello Stato contro i reati da essi commessi.
La sinistra che fa capo a Rifondazione è frutto di un mutamento avvenuto nella sinistra italiana dopo la fine del comunismo russo. La caduta del comunismo russo ha avuto ripercussioni anche nel Pci che doveva al partito russo la sua fondazione genetica e ne aveva incorporato come identità propria il concetto di rivoluzione anticapitalista imposta alla società dallo Stato come organo della verità. Il Pci è divenuto democratico nel metodo, ma non mai socialdemocratico nella dottrina, non ha mai accettato di sostenere il capitalismo come principio nel modo socialdemocratico nemmeno quando dovette cambiare nome. E fu ben attento a non prendere il nome «socialista» e a mantenere il suo atto fondativo nella scissione di Livorno tra il Psi e i comunisti italiani.
Ma la cultura della sinistra è cambiata da allora, non ha più puntato sull’imposizione ideologica e sull’utopia sociale, ma ha mantenuto la tesi che il sistema capitalistico sarebbe entrato in crisi nella società globale in funzione di tutte le contraddizioni che la società globale comporta. Essa infatti fonde in uno spazio unico di comunicazione tutti i diversi tempi e le diverse storie dell’umanità: quasi tutti i punti di evoluzione dell’umanità sono presenti al loro livello nella società globale, creando contraddizione tra lo spazio unico e i tempi molteplici e diversi.
Rimane l’idea di rivoluzione, non come presa del potere dello Stato, ma, al contrario, come disarticolazione di esso. Può essere quindi anche una forma di lotta non violenta perché punta sulle masse e non sulle minoranze, ma sempre di lotta e di rivoluzione si tratta. Tra i postcomunisti del Partito democratico e la sinistra rivoluzionaria in questa nuova forma c’è una grande differenza. Tanto più che il Ds ha rinunciato alla difesa della tradizione socialista e cerca la salvezza ideologica senza l’ideologia unendosi con le clientele democristiane del sud. La sinistra rivoluzionaria ha dunque il monopolio della cultura di sinistra, tanto che riesce a condurre fuori del Partito democratico anche la sinistra intellettuale che fa capo a Fabio Mussi. La sinistra rivoluzionaria è il vero senso che le parole «antagonista» e «radicale» nascondono.
Per spiegare come il contrasto possa divenire acceso, basta notare un episodio: Piero Sansonetti ha accusato Walter Veltroni di fascismo per aver sostenuto che si dovesse concedere ai prefetti la capacità di espellere cittadini rumeni che perturbano in modo grave la pace sociale. Sansonetti vede in questo la cancellazione dello Stato di diritto e la sostituzione dei giudici con i prefetti. Sarà ancora più indignato quando dovrà constatare che il ministro degli Interni intende proporre in consiglio dei ministri proprio quello che ha proposto Veltroni. I temi della sicurezza e degli immigrati saranno al centro della lotta mortale tra la sinistra storica, degradata in Partito democratico, e la sinistra rivoluzionaria. Paolo Ferrero, ministro di Rifondazione, propone la cancellazione della Bossi-Fini e porte aperte all’immigrazione, togliendo allo Stato e conferendo ai Comuni i poteri di certificazione della condizione legale dell’immigrato. Per la sinistra rivoluzionare la società globale vale non solo per il capitale e le merci ma anche per gli uomini. Gli immigrati debbono dunque entrare liberamente in Italia come vi entrano le monete e le merci.
I Ds hanno conservato invece l’idea dello Stato e della nazione. Non a caso lo hanno conservato in modo particolare i sindaci delle grandi città: e Sergio Cofferati è divenuto il simbolo del principio della legalità e dell’integrazione contro quello della libera immigrazione e dell’autogestione degli immigrati. Cofferati è ancora in minoranza nel Ds, ma è anche un punto di riferimento: quando il ministro degli Interni Giuliano Amato propone tolleranza zero e concede ai prefetti il potere di espulsione (pur lasciando incerto quale autorità li accompagnerà alla frontiera), indica una differenza culturale e ideologica tra la linea della sinistra storica e quella della nuova sinistra rivoluzionaria. Ciò che era evidente a tutti prima della formazione dell’Unione si deve ora constatare sul terreno dei fatti. Ciò rende inevitabile la crisi di governo proprio con la nascita del Partito democratico in cui la sinistra storica dovrà parlare il proprio linguaggio e entrare in contrasto con la sinistra rivoluzionaria. Sarà un grande problema questa crisi di governo: inevitabile, perché in essa si compirà la grande divisione della sinistra italiana unita soltanto nella lotta contro Berlusconi.
giovedì 4 ottobre 2007
Ecco come il Pd farà cadere il governo
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venerdì 14 settembre 2007
Sinistra con linguaggio reazionario

di Gianni Baget Bozzo - 13 settembre 2007
La manifestazione bolognese di Beppe Grillo non è uno spettacolo che possa qualificarsi nella categoria dello scherzo, del gioco verbale, della rappresentazione fine a se stessa. È un fatto politico; i motivi a cui si rifà hanno per oggetto la società occidentale, vista come insieme di strutture che sfruttano il popolo. Nel suo attacco diretto alla democrazia vi è qualcosa che ricorda più l'estrema destra che l'estrema sinistra, il «vaffà» evoca più il linguaggio dell'«aula sorda e grigia» che non quello della sinistra radicale. Vi è, alla base, quella critica della società borghese da cui possono nascere sia l'estrema destra che l'estrema sinistra. Indica che vi è nel nostro popolo una disaffezione alla democrazia, inclusa in un quadro generale che riguarda tutto il sistema sociale. Nella sinistra vi è sempre una mediazione della ragione, anche quando termina con la violenza; qui vi è una protesta che riguarda la democrazia come procedura, l'essenza della politica occidentale. Non è un caso che il movimento preveda a settembre un incontro a Bologna contro Cofferati, in cui i cittadini dovranno indicare nomi alternativi alla candidatura a sindaco. Cofferati è un socialdemocratico e l'attacco alla socialdemocrazia è sempre il primo obiettivo dei movimenti antidemocratici di destra. Ma il movimento di Grillo nasce a sinistra, esprime la differenza tra un popolo e il sistema di potere in cui la sinistra è così insediata.
Ma la coalizione di sinistra ha accolto positivamente le parole della manifestazione, cercando d'includere il suo linguaggio antidemocratico nei temi del Pd e dell'Unione. Grillo è stato compreso e legittimato da esponenti della maggioranza come Bertinotti. Nel suo complesso, quel linguaggio è stato accettato dalla cultura di sinistra, nonostante fosse diretto contro di essa. La sinistra ha occupato tutto il potere in Italia e moltiplicato i centri in cui collocare personale politico, si è radicata come partito nelle istituzioni. È a sinistra che è stato posto questo problema, con il libro di Cesare Salvi sul costo della democrazia. Ed è inevitabilmente rivolta a sinistra l'indicazione della «casta» nel libro di Rizzo e Stella, fondamento teorico di questo movimento del «vaffà». Ma perché la sinistra è silenziosa o benevola verso un movimento che vuole abolire i partiti e che è rivolto specificamente contro il suo personale politico? Perché è mancata una censura anche da parte diessina verso un così duro attacco al sistema dei partiti e alla democrazia?
La sinistra ha creato una linea di delegittimazione totale di Berlusconi che ha finito per dividere il Paese tra berlusconiani e antiberlusconiani. Le elezioni 2006 dovevano essere la rimozione morale dell'uomo criticato in tutto il mondo come un fatto antidemocratico perché emergeva fuori del sistema dei partiti, creando però una forma di partecipazione democratica che gli ha riunito attorno mezza Italia. Delegittimare Berlusconi ha finito con il delegittimare la parte quasi maggioritaria della società. Il Paese non era mai stato così diviso senza mediazioni. Ciò ha creato un problema alla democrazia: la sinistra deve accogliere in nome dell'antiberlusconismo tutti i linguaggi che si pongono come sinistra anche se critici della democrazia. Deve bloccare attorno a sé tutte le posizioni, anche le più diverse, e costituire il fronte antiberlusconiano, essenza della sua politica. Anche Grillo dev'essere incluso nel conto della sinistra anche se parla un linguaggio d'estrema destra. Certo, anche il linguaggio di Grillo è un segnale della crisi della democrazia nata dalla delegittimazione di metà del Paese compiuta dall'altra parte.
Gianni Baget Bozzo
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mercoledì 5 settembre 2007
Cattolici per la libertà

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 4 settembre 2007
Mai, da quando è finita la Dc, i cattolici sono stati tanto protagonisti a sinistra. Il fatto vero è che la struttura che fu il Pci ha deciso di legittimarsi con la Chiesa cattolica, di mescolare la propria struttura alle clientele democristiane del Sud. Per questo vediamo, nel Partito Democratico, emergere cattolici di ogni definizione, tanto numerosi e vocali quanto più i diessini sono silenziosi. Ciò è dovuto al fatto che la Chiesa è tornata ad essere la più forte struttura istituzionale in Italia proprio perché lo Stato è divenuto debole. Per forte che sia la cultura che affida il progresso dell'umanità alla scienza e alla tecnologia, essa non è ancora, in Italia, una cultura politica come accade in altri Paesi europei. Quindi la Chiesa è ancora il solo linguaggio che si può parlare a partire dalla cultura di sinistra.
L'emersione di Veltroni è dovuta al fatto che egli è colui che ha saputo, usando la sua figura di sindaco della capitale della Chiesa e dello Stato, mescolare i linguaggi, usare mondialismo ed ecumenismo, amore e poesia, storia e fantasia, per creare un linguaggio che lui solo può parlare, ma che si rivolge all'ascolto di tutte le componenti del Partito Democratico per creare un discorso. Ad Assisi si sono riuniti i popolari di Beppe Fioroni e di Franco Marini, che contano di portare mille partecipanti alla grande assemblea costituente del Partito Democratico. Inoltre Rosy Bindi si candida a nome della sinistra cattolica del femminismo cattolico, Enrico Letta è il candidato della Scuola di Bologna ed il prodiano ufficiale. Questa situazione è unica, ed è dovuta al fatto che l'Italia, come cultura, è così legata alla storia del papato.
Ma sono veramente in grado di rappresentare il mondo cattolico quei credenti che aderiscono al Partito Democratico? Nei sondaggi l'elettorato in qualche modo praticante vota in maggioranza per il centrodestra, perché sente il carattere improprio dell'alleanza che viene proposta da sinistra e avverte che il problema di fare dell'ex Pci il partito garante della Chiesa in Italia contraddice profondamente la storia. La Chiesa italiana è certamente cambiata dagli anni in cui il cattolicesimo determinava, nella questione politica e in quella sociale, una scelta di sinistra. Oggi torna nel mondo cattolico una scelta identitaria, che non si sente rappresentata da un partito che è storicamente il Pci, con tutte le memorie storiche che questo significa.
E' da notare che il centrodestra non ha mai fatto della questione cattolica come tale il suo riferimento. Ha solamente proposto il tema dell'Italia e della democrazia, di fronte ai comunisti, come problema alla tradizione italiana. Ed è quindi per motivi politici, e non per motivazioni confessionali, che esso ha ottenuto il voto dei cattolici. Il centrodestra ha il consenso dei cattolici per motivi di cultura politica e non di appartenenza religiosa. Nessun esponente primario del centrodestra è un cattolico praticante in senso globale, ma è la funzione politica che si è raccolta intorno a Berlusconi a convincere politicamente i cattolici che questa era più la loro casa che non quella offerta dall'Ulivo e dall'Unione ed ora dal Partito Democratico. Non c'è un vociferio cattolico nel centrodestra, e solo Comunione e Liberazione ha un'inclinazione manifestata dalla presenza di Roberto Formigoni nella leadership di Forza Italia.
La sinistra intende legittimarsi con la Chiesa e ciò, soprattutto, nella sua componente postcomunista. Ma ciò, infine, è troppo singolare perché si possa pensare ad un'adesione del cattolico in quanto tale per motivi religiosi al Pd. Il cattolico del 2000 sceglie la politica per motivi politici e civili ed è per questo che molti linguaggi cattolici della sinistra dicono meno della scelta nazionale e democratica del centrodestra.
Gianni Baget Bozzo
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martedì 21 agosto 2007
L'altra mafia

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 21 agosto 2007
I sei morti ammazzati di Duisburg, che rievocano le immagini della Chicago degli anni '30, non sono solo una resa dei conti abituale nella comunità di San Luca, sono anche un segno. Indicano la volontà della 'ndrangheta di manifestare la sua potenza finora abitualmente celata, e di far sì che anche in Germania si senta la potenza della cosca calabrese. La nostra storia politica è dominata dalla mafia siciliana, una storia tanto diversa da quella calabrese quanto la Sicilia, terra di incontro di culture, è diversa dalla Calabria, che ha vissuto sia il Medioevo sia l'età moderna quasi isolata in se stessa. La capacità della mafia siciliana di adeguarsi al mondo americano ne ha fatto un'immagine di potenza politica. E la mafia siciliana ha sempre cercato di impostare ad alto livello i suoi rapporti con lo Stato italiano, come aveva fatto la mafia nord-americana. Questo ha fatto della mafia il cavallo di battaglia della sinistra italiana, che accusava la Dc di essere il punto di riferimento delle cosche mafiose. La mafia cercava rapporti con lo Stato perché lo Stato, con cui la mafia entrava in contatto, aveva una legalità forte e un intervento pubblico nell'economia. La mafia poneva un problema politico a livello di Stato nazionale.
La struttura della 'ndrangheta si è rivelata di ben altra natura. E quello che colpisce è la sua tendenza a racchiudersi nel piccolo paese da cui prende origine e ad agire contando sulla emigrazione italiana in Europa. Mentre la mafia trova la sua forza nella capacità di modernizzazione, la 'ndrangheta trova la sua capacità di agire facendo forza sui vincoli familiari all'interno del medesimo paese. Usa il suo arcaismo religioso come forza della propria identità e fa delle famiglie di sangue la sua base naturale. Ci troviamo di fronte a un meccanismo interamente diverso da quello della mafia siciliana, legato a famiglie che hanno il controllo su più territori e che conoscono quindi possibilità di mediazioni.
La nuova possibilità della 'ndrangheta in questo tipo di organizzazione è determinata dalla globalizzazione e dalla diminuzione oggettiva della legalità statuale che essa comporta. Oggi l'immigrazione, la droga, la prostituzione sul mercato mondiale non mediano più con i vertici dello Stato e trovano proprio nella diminuzione della statualità la possibilità dell'illegalità diffusa. Questa rete di piccole famiglie è diventata una realtà che controlla il 3,5% del Pil italiano e indica la potenza cui essa è giunta partendo da paesi poveri che non avevano avuto storia. Che questa organizzazione giunga all'Australia e al Brasile e tratti alla pari con i boss colombiani per il traffico della droga indica una realtà che non è mai apparsa nelle varie storie del Padrino che hanno dominato la politica, la cultura e lo spettacolo del nostro Paese. Le mafie più importanti possono essere oggi non siciliane. E la 'ndrangheta aspira a questo livello. Forse per questo fa sfoggio della sua potenza sulle rive del Reno. La 'ndrangheta, la camorra napoletana e la sacra corona unita pugliese sono fenomeni diversi dalla mafia reclamizzata, che ha dominato la cultura politica del nostro Paese.
Con tante commissioni antimafia che si sono riunite e hanno fatto la storia politica d'Italia dagli anni '80, questa nuova realtà delle mafie del sud peninsulare non è mai apparsa. Sembra che con l'omicidio di Duisburg abbiano voluto far risaltare il loro peso reale. Perché, prima di Duisburg, la camorra che controlla la Campania e la 'ndrangheta che controlla la Calabria non sono mai comparse sul piano dell'attenzione pubblica, come è accaduto con la mafia siciliana, motivo della lotta politica della sinistra contro la Dc? Che Antonio Bassolino venga ora processato come commissario dello Stato per l'ambiente della Campania indica che a livello regionale sono state cercate delle connessioni. Il vero punto di forza della connessione tra Pds e Margherita è nel sud Italia: e Antonio Ghirelli, sul Riformista, nota che il radicamento della maggioranza di governo nella zona delle mafie peninsulari pone un problema al Partito Democratico e alla sinistra.
La globalizzazione ha aumentato l'illegalità internazionale perché non esiste nulla che si possa paragonare a quello che fu lo Stato nella vita nazionale. E ora, senza bisogno di rapporti con lo Stato o con la politica nazionale, le mafie peninsulari diventano una forza propria. E' questo il nuovo modo e la nuova forma che prende la questione meridionale dopo la fine dell'intervento pubblico nazionale e di quello europeo? E' questa la risposta creativa che viene data dalle regioni a sud del Garigliano e a nord dello Stretto? Si capisce bene come una simile questione meridionale comporti una questione settentrionale. Essa sorge dall'impotenza dello Stato come garante della legalità. Mastella risponde a questa sfida annunciando nuove leggi; e questo, di fronte all'impotenza reale dello Stato, diventa un mesto ricordo delle grida manzoniane.
Gianni Baget Bozzo
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lunedì 2 luglio 2007
Chi ha paura di Veltroni?

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 29 giugno 2007
L'operazione Lingotto è stata una operazione preparata, ma non può dirsi che il discorso di Veltroni abbia rappresentato una scelta alternativa a quella del governo Prodi, cioè il governare con la sinistra radicale. Liquidare l'opposizione alla Tav dicendo che è un'alternativa al traffico inquinante non sposterà di un metro i manifestanti della Val di Susa. E si è visto che basta la sospensione di un incredibile biglietto di favore per i pendolari napoletani per bloccare il sistema ferroviario italiano. Il vero problema, in Italia, è dovuto al fatto che la sinistra ha mantenuto nel suo seno le chiavi dell'illegalità. La memoria rivoluzionaria del Pci è passata oltre il '68 e il '77 attraverso Mani pulite. E ora l'illegalità ha trovato di nuovo legittimità.
La banalità del discorso di Veltroni spaventa. Come si fa a risolvere il problema dell'immigrazione dicendo che va bene accogliere gli immigrati che lavorano e punire i ladri? Possibile risolvere con un mero gioco delle labbra i problemi che l'immigrazione pone oggi all'Europa e all'Italia, dove la legalità cessa di essere un bene rassicurante goduto da tutti e l'apertura all'immigrazione del ministro Ferrero apre la via all'autolegittimazione dei candidati ad entrare? Ha detto una parola, Veltroni, nei confronti della sinistra radicale? Basta vedere la tensione che oppone a Bologna il sindaco Cofferati a Rifondazione Comunista sul tema. È il vero problema che pesa oggi sul Nord, soprattutto laddove la maggiore possibilità di occupazione crea le migliori occasioni per l'immigrazione. La magistratura ha cessato di pensarsi come un potere dello Stato e deve contribuire a mantenere la legalità nel Paese. Il problema italiano oggi riguarda l'autorità dello Stato e la legalità della vita civile prima di ogni altra questione. Sta il fatto che la stessa tradizione del Pci a riguardo è venuta ormai meno con il tempo e non esiste un linguaggio di sinistra a tutela della legalità. Ma esso è ormai sopravanzato dalla tesi dell'antagonismo, per cui la dimostrazione di protesta di piazza, il blocco dei servizi e delle opere è divenuto la vera democrazia, il pieno esercizio della cittadinanza.
Il discorso del leader del Partito Democratico avrebbe dovuto consistere nell'esprimere in modo formale la differenza tra il nuovo soggetto e la «Cosa rossa» che si costituisce alla sua sinistra. Non poteva farlo Veltroni, perché non è possibile altra maggioranza che quella con la sinistra radicale in un Paese in cui non è mai avvenuto un processo formale di abbandono del comunismo e il passaggio alla socialdemocrazia. Veltroni avrebbe fatto un grande discorso se avesse messo in luce le differenze delle due sinistre, mettendo formalmente al centro il tema della legalità. Tutta la stampa ha reagito come se il discorso di Veltroni avesse fornito una qualche bussola di orientamento nel governo Prodi, rendendo più autorevoli le componenti moderate. Ma in realtà il governo Prodi è alle prese con i sindacati della prima Repubblica, che hanno l'esclusivo diritto di piazza e sono quindi il passaggio tra l'illegalità antica e quella nuova, ovviamente con i partiti della sinistra radicale. Anzi, il discorso di Veltroni mostra che non vi è nessun dirigente del Ds che sia capace di rompere il filo diretto con la tradizione rivoluzionaria, rivoltosa e antagonista, con la non accettazione della legalità democratica come valore per tutti. Non a caso i temi scelti a preferenza da Veltroni sono l'ambiente e l'immigrazione, su cui non si è distinto in alcun modo dalla sinistra radicale che domina questi temi.
Perciò l'evento del Lingotto è un non evento. È stata una misura di emergenza per sviare l'attenzione dal fallimento nei sondaggi del governo di sinistra, creando un falso obiettivo nel futuro congresso di fondazione del Partito Democratico. Oggi in Italia è in crisi la democrazia nella forma della legalità dello Stato, perché essa non è sentita a sinistra come un valore in sé nonostante le molte parole dette in questo senso.
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