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giovedì 11 ottobre 2007

La scoperta di Visco: "Tasse mai così alte dal dopoguerra"



Roma - Visco se n'è accorto. Dopo che proteste e lamentele sono arrivate dappertutto, dev'essere stata l'illuminazione del verduriere sotto casa. "A mini', ma quanto so' alte 'ste tasse!". Il viceministro se n'è accorto e stamattina in commissione Finanze al Senato ha detto finalmente la verità: "La pressione fiscale in Italia ha ormai raggiunto il massimo al dopoguerra. Impensabile fare ricorso a nuove tasse". Secondo Visco, però, il pareggio di bilancio è a un passo, anzi, a una manovra di distanza, quella eventuale dell’anno prossimo.

Tocca al parlamento "Rispetto agli strumenti che il governo può utilizzare - puntualizza Visco - la pressione fiscale, che ha raggiunto livelli pressoché ineguagliati nella storia del dopoguerra, non può essere più incrementata. Quanto alla spesa corrente, viceversa - aggiunge - più che l’esecutivo sarà il parlamento a dover individuare le misure per eliminare la spesa corrente improduttiva e ridurre drasticamente gli sprechi".

I conti dello Stato Visco rivendica al governo il merito di aver riportato sotto controllo le dinamiche dalla finanza pubblica. "L’uscita dalla fase di emergenza dei conti pubblici, nella quale versava il Paese all’avvio della legislatura e che giustificava ampiamente la terapia d’urto posta in essere l’anno scorso - sottolineato -. E' stata conseguita grazie a una crescita importante e strutturale del gettito erariale, a sua volta derivante da un sostanziale mutamento delle aspettative dei contribuenti". Ora il risanamento è a portata di mano. "Non vi è dubbio - conclude - che, ricorrendo a un’ulteriore manovra correttiva nel prossimo esercizio, potrà essere conseguito l’obiettivo del pareggio di bilancio".

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http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=212482

domenica 30 settembre 2007

Tasse, Prodi batte tutti i record. La pressione fiscale svetta al 43,1%



di Fabrizio Ravoni - domenica 30 settembre 2007

Roma - «Abbiamo ridotto la pressione fiscale», dice Romano Prodi. Per la legge finanziaria, il taglio è stato dello 0,1%: dal 43,1% di quest’anno al 43 del prossimo (resta il fatto che il 43,1% è più basso solo del record toccato del 43,7% nel 1997 con l’Eurotassa). «Abbiamo messo sotto controllo la spesa corrente», aggiunge Tommaso Padoa Schioppa. Nel 2008 la spesa corrente cresce dello 0,1%. «E ridotto il debito pubblico», aggiunge il ministro dell’Economia.

In effetti, nelle tabelle fornite a Palazzo Chigi il dato del debito passa dal 105 di quest’anno al 103,5% del pil (il Dpef indicava per quest’anno un rapporto debito-pil al 104,7%). Ma per raggiungere questo risultato, il fabbisogno di cassa del 2008 (valore valido per il calcolo del debito) dev’essere inferiore di quasi un punto nominale rispetto al deficit, indicato al 2,2%; soprattutto, a fronte di un pil che cresce dell’1,5%, a fronte di una previsione dell’1,9% del Dpef. Da qui, la cautela della Commissione europea nel prendere per buone le cifre della manovra. E fra una settimana gli esperti di Bruxelles saranno a Roma. Padoa Schioppa, comunque, confida che l’Italia possa uscire dalla procedura per deficit eccessivo.

Un po’ di chiarezza sui reali valori della finanziaria per il 2008 arriverà quando il ministero dell’Economia renderà disponibile la Relazione previsionale e programmatica (Rpp), approvata dal Cipe venerdì. Dal documento si potrà stabilire l’effettivo livello di pressione fiscale; ed a quanto ammonteranno le maggiori entrate legate all’extragettito. Al momento, sono state stimate in quasi 6 miliardi e mezzo: i due terzi della manovra. Quest’anno, il «tesoretto» è stato più del doppio; ma interamente assorbito da maggiori spese. Il cui livello complessivo, però (oltre alla crescita di quelle correnti dello 0,1%), si potrà scoprire solo con la Rpp. Intanto, la manovra è passata, dopo il consiglio dei ministri, da 11 a quasi 11,5 miliardi.

Nella sostanza, della legge finanziaria finora si conoscono soltanto quelle misure destinate a far recuperare consenso al governo: dal milione di alberi che verranno piantati al bonus una tantum per chi dichiara un reddito intorno ai 625 euro al mese. Il resto è avvolto nel mistero.
Così come sarebbe dovuta restare nell’ombra la norma del decreto legge che attribuiva un sostanzioso finanziamento alla Biblioteca europea di Milano (50 milioni) ad integrazione della dotazione di 15 milioni all’anno. La Biblioteca è presieduta da Antonio Padoa-Schioppa, fratello del ministro. Sono le due di notte fra venerdì e sabato quando Fabio Mussi si accorge della norma. Nella sua proverbiale schiettezza toscana, il ministro dell’Università rimprovera (i termini usati non erano proprio garbati) la scelta del collega dell’Economia. «Non voglio approfondire i gradi di parentela che legano il presidente della Biblioteca al ministro dell’Economia», avrebbe detto con un pizzico di ironia. E quei 50 milioni vengono dirottati verso Rosy Bindi e Arturo Parisi, che riesce così ad annullare in buona parte i tagli alla Difesa.

Nella notte, i ministri si ribellano a Vincenzo Visco ed alle sue assunzioni di personale per le Agenzie fiscali (Dogane ed Entrate) e Guardia di Finanza. Assunzioni che avevano una copertura automatica: i costi si sarebbero dovuti alimentare dalla maggiore evasione individuata dai neo-assunti. Amato blocca l’operazione e tampona i tagli alle Forze dell’ordine (eccezion fatta per il 10% degli straordinari). Attenuati anche i risparmi nel pubblico impiego. Palazzo Chigi, poi, si oppone alla norma che creava un ufficio della Ragioneria generale dello Stato presso la Presidenza del consiglio.

Così come Antonio Di Pietro dichiara battaglia al suo collega Alessandro Bianchi. Il ministro dei Trasporti ha introdotto norme che prevedono affidamenti senza gara per i collegamenti veloci fra la Calabria e la Sicilia. Analoghi affidamenti senza gara sono previsti per lo studio della trasformazione dei Monopoli di Stato in Agenzia dei Giochi.

Nel decreto legge, poi, viene introdotto uno spoil system ad personam. Per rimuovere un dirigente viene riorganizzato tutto il ministero dell’Ambiente.

giovedì 30 agosto 2007

I tagli alle tasse? Non ci sono più


di Fabrizio Ravoni - giovedì 30 agosto 2007

Roma - Tommaso Padoa-Schioppa ha ieri rivelato ai suoi viceministri e sottosegretari riuniti al ministero di avere due punti fermi per la prossima legge finanziaria: il Dpef e la tregua fiscale. Ed è fiducioso che dai ministeri arriveranno sufficienti indicazioni per tagliare la spesa. «Nel complesso - confidano i partecipanti all’incontro - Padoa-Schioppa ha in mente una manovra soft», 10-15 miliardi al massimo. Argomenti poi affrontati a cena a Palazzo Chigi con Romano Prodi. E ciò è reso possibile grazie al reale andamento delle entrate e ad una «dimenticanza» del Dpef: il cosiddetto «quadro programmatico» sul quale disegnare la manovra.

La dimenticanza. Nel Dpef è presente solo il quadro a legislazione vigente. Esso indica per il 2007 entrate complessive (fiscali e contributive) per 715,4 miliardi di euro; e per il 2008 per 742,8: l’incremento del 3,8% è legato all’andamento nominale dell’economia. Il ministero dell’Economia, però, ha comunicato che quest’anno le entrate sono già arrivate a 720 miliardi (e potrebbero crescere ancora). Ne consegue che se al livello a cui sono giunte si applica l’incremento legato all’andamento nominale dell’economia (con l’aggiunta di un quoziente di elasticità), le entrate per il 2008 a legislazione vigente arriverebbero a 752 miliardi di euro; o, forse, addirittura a 760 miliardi di euro, nel caso in cui il gettito di quest’anno dovesse ulteriormente salire fino a sfiorare i 730 miliardi. E qui arriviamo alla «dimenticanza». I 752 o i 760 miliardi di gettito a legislazione vigente verrebbero fatti coincidere dal ministero dell’Economia con il gettito programmatico per il 2008.

I motivi. In questo modo, il ministro ha ragione a puntare sulla «tregua fiscale». «Non ci saranno maggiori tasse con la finanziaria», ha detto Padoa-Schioppa. Il quadro a legislazione vigente delle entrate, quindi, deve coincidere con quello programmatico. Per via «spontanea», il gettito crescerà il prossimo anno di una cifra compresa fra i 10 e 18 miliardi. Vale a dire, la differenza fra l’andamento reale a legislazione vigente del gettito e il dato fissato dal Dpef. Insomma, senza toccare alcuna leva tributaria, Padoa-Schioppa si trova già in cassa le risorse per soddisfare almeno metà, se non di più, delle maggiori spese indicate dal Dpef (21 miliardi).

La manovra. Grazie al giochetto di far coincidere il gettito a legislazione vigente con quello programmatico (segreto che il ministero dell’Economia custodisce meglio della ricetta della Coca-Cola), Padoa-Schioppa deve recuperare 10-15 miliardi di euro: «una manovra soft», come la definiscono i sottosegretari che hanno partecipato alla riunione di ieri. E la maggior parte di questi risparmi, il ministro la attende dai consigli che entro il 10 settembre gli dovranno far pervenire i colleghi di governo: un miliardo a dicastero. Mentre lo scambio suggerito dalla Confindustria fra riduzione degli incentivi alle imprese con punti di Ires dovrebbe essere a saldo zero. Rischia di allontanarsi, poi, l’idea di una riduzione delle aliquote Ici; semprechè non vengano ritoccati gli estimi catastali. Ieri, per esempio, di Ici non si è parlato nel vertice al ministero.

Crescita. A rendere difficile, se non impossibile, la concessione di agevolazioni fiscali sulla prima casa ed altre riduzioni fiscali è l’andamento della crescita. Per il 2008, il governo ha stimato una crescita dell’1,9% per centrare l’obbiettivo di deficit del 2,2%. Il Centro studi della Confindustria non fa proiezioni sul prossimo anno, ma rileva che quest’anno l’aumento del Pil non sarà del 2%, ma si fermerà all’1,8%. L’Isae, invece, stima per il prossimo anno una crescita dell’1,8%; la Banca d’Italia e l’Ocse all’1,7%. Ma le previsioni erano precedenti alla flessione sull’economia internazionale prodotta dalla crisi dei mutui americani. Al ministero dell’Economia le stime non sono ancora pronte; ma c’è una corrente di pensiero che vorrebbe fissare l’aumento del Pil fra l’1,5 e l’1,7%. In tal caso, il deficit dal 2,2 previsto passerebbe al 2,3-2,4%. E Padoa-Schioppa dovrebbe portare la manovra a sfiorare i 20 miliardi.

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